Damien Hirst e i pallini milionari!

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Un blog con uno sfondo così puntinato come il mio non poteva non raccontarvi anche due cosette sui famosissimi quadri a pallini di Damien Hirst, artista inglese classe 1965.

A Roma, infatti, questa settimana verrà celebrata la serie di “Spot Paintings” contemporaneamente in due luoghi diversi:
-      Nella galleria Gagosian di Roma (e nelle altre 10 sparse nel mondo) da oggi fino al 10 marzo sarà esposta la mostra “The total spot painting 1986-2011”, una raccolta resa possibile grazie ai prestiti di collezionisti privati e istituzioni pubbliche provenienti da 20 paesi diversi.
-      Alla Fondazione Pastificio Cerere, invece, venerdì 13 gennaio alle ore 18.30 verrà inaugurata, all’interno del progetto “Postcard from…”,  la presenza del poster “Nucleohistone”, un’opera dal titolo ispirato alla struttura del nucleo delle cellule in perfetta sintonia con la passione dell’artista per l’estetica della medicina.

Ma ecco le curiosità che più mi hanno colpito riguardo a questo ciclo di opere a pois:
- l’ispirazione che ha portato Hirst a disegnare così tanti quadri a pallini non è certa: potrebbe essere nata in ricordo della porta di casa dipinta da suo padre con tanti pallini blu, ma anche in onore allo snooker, il biliardo inglese di cui l’artista è appassionato, oppure una astrazione della sua ossessione farmacologica e delle sue vetrine piene di pillole.
-     Il più piccolo spot painting mai creato, che raffigura solo metà di un pois, è del 1996 e misura 254 x 381 millimetri.
- Il prezzo più alto per uno spot painting in asta equivale a 1.756.500 sterline, valore del dipinto dal nome impronunciabile [3 -(5-chloro-2-hydroxyphenylazo)- 4, 5- dihydroxy-2, 7-naphthalenedisulfonic acid] risalente al 1998.
- Le regole imprescindibili dei quadri riconducibili al ciclo “Spot Paintings” sono tre: ogni pallino deve essere fatto a mano, colorato con smalto industriale e i colori non devono essere mai ripetuti nella stessa tela. 
E voi che ne pensate? Riuscireste a pensare che dei “semplici” pallini possano valere così tanto o avete rinunciato a tentare di capire l’arte contemporanea? (io ogni tanto qualche domanda me la faccio)

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